mercoledì 2 settembre 2015

Le discussioni che fanno bene

Si potrebbe essere portati normalmente a pensare che litigare e discutere non fa bene ai rapporti umani. 
In effetti, se immaginiamo una relazione tra due o più persone costantemente caratterizzata da discussioni e polemiche, non possiamo che pensare che essa non sia positiva, non conduca al benessere di nessuna tra le parti coinvolte.
Ma c'è un tipo di conflitto, di discussione, che invece può essere persino positivo.
Si tratta di una particolare forma di comunicazione che può portare ad una maggiore conoscenza reciproca fra le parti coinvolte e che può anche far emergere nuovi modi, magari particolarmente efficaci, di gestire e risolvere problemi.
Ma come è possibile discutere in modo costruttivo?
Vediamo qui di seguito alcune "buone prassi":






1) Non lasciar passare troppo tempo: se è accaduto un fatto spiacevole oggi, di cui vogliamo discutere con qualcuno (partner, figli, colleghi di lavoro), è meglio non aspettare il mese prossimo per tornare sull'argomento, altrimenti potremmo trovarci nella spiacevole situazione in cui il nostro interlocutore non ricorda nemmeno di cosa si sta parlando!

2) Chiarire dirttamente con l'interessato e non con un intermediario: se ho un problema con un amico, è inutile e forse dannoso chiedere ad un altro amico di intervenire nella situazione. Non sappiamo infatti come le nostre parole potrebbero venire interpretate, e magari riportate, da una terza persona. Inoltre potrmmo passare al nostro ipotetico interlocutore la sgradevole sensazione che siamo così deboli da non riuscire ad affrontare in prima persona una discussione.

3) Trattare in privato e non in pubblico: è molto meglio chiarire questioni spinose privatamente e non alla presenza di altre persone. In un confronto a tu per tu, di solito, l'interlocutore si sente più a proprio agio e potrebbe essere più disponibile a collaborare con noi.

4) Affrontare un argomento alla volta: se dobbiamo sviscerare più aspetti di una questione, è meglio aspettare che, nel confronto, vengano mano a mano chiariti, prima di introdurne di nuovi. Esplicitare e risolvere i problemi un pò alla volta evita di sovraccaricare di tensione la comunicazione, e mette l'interlocutore maggiormente a proprio agio. Inoltre, notare come man mano le questioni si possono risolvere, rende più soddisfatti, di solito, entrambi gli attori del processo comunicativo.

5) Essere disponibili a trovare delle soluzioni accettabili anche per il nostro interlocutore: mediare, conciliare, trovare degli accordi dovrebbero essere delle intenzioni da portare ogni qualvolta ci si appresta a discutere di argomenti delicati ed importanti. Questo perchè spesso non è importante vincere, ma trovare delle soluzioni che permettano di migliorare lo status quo bensì di salvaguardare i rapporti in corso tra gli interlocutori.


Fonte immagine: internet

mercoledì 5 agosto 2015

Dialogo di un pomeriggio di mezza estate


Per una volta utilizzo il blog...per un contenuto personale!

B: mamma, tu quando hai conosciuto il papá?
M: eh, tanti anni fa, circa 15!
B: e lo hai scelto?
M: eh, si. Poi è diventato mio marito.
B: e poi il mio papá.
B: sei stata brava a scegliere un uomo che non è cattivo.
M: hai ragione!
B: e poi è anche un papá bello!
M: questa dovremo dirla al papá perchè sará proprio contento!





lunedì 20 luglio 2015

Il mestiere del terapeuta

Riporto le parole di un terapeuta molto stimato che ha lavorato a lungo nella scuola di specializzazione che ho frequentato anni fa e che purtroppo ci ha lasciato troppo presto, perchè riassumono alla perfezione cosa significa per me svolgere la mia professione. 
Rileggendole mi accorgo che sono proprio le parole che userei io...
Grazie al Prof. Baldini per averle scritte!




"Mi ritengo una persona fortunata perchè faccio un lavoro appassionante e unico. 
La professione di psicoterapeuta offre a chi la svolge una possibilità rara e privilegiata, quella di entrare nella vita e nell'intimità delle persone. Ci permette di vivere le emozioni dei nostri pazienti, di capire i motivi reconditi della loro sofferenza, di imparare molto. Ho appreso tanto dai miei pazienti, hanno arricchito enormemente la mia esistenza, mi hanno fatto conoscere vite differenti."
(Tratto dalla prefazione di "Homework: un 'antologia di prescrizioni terapeutiche", 2004)

venerdì 12 giugno 2015

Un caso di disturbo ossessivo compulsivo

Lorenzo (ogni riferimento che possa rendere la persona riconoscibile è stato eliminato) è un uomo di 55 anni. Da molto tempo convive con un problema che si chiama Disturbo Ossessivo Compulsivo.
In pratica Lorenzo da anni spesso ha il dubbio, dopo aver frequentato luoghi pubblici, che, avendo toccato con le mani maniglie, sedie, o altri oggetti, possa essersi contagiato e aver contratto qualche grave malattia. 
Per placare il dubbio e l'ansia che ne deriva, non appena possibile si dedica ad un lavaggio accurato delle mani che non dura per una o due volte, ma che si deve ripetere molte, moltissime volte, fino a quando egli non è sfinito e non sente che l'ansia si riduce. 
Questi dubbi su una possibile contaminazione e il conseguente lavaggio delle mani durano da molti anni e hanno condotto a un impoverimento nella qualità di vita poichè Lorenzo, nel tentativo di bloccare i dubbi e i lavaggi (che si chiamano, rispettivamente, ossessioni e compulsioni), ha deciso di non frequentare più luoghi pubblici. In pratica non va più al supermercato, al bar, al ristorante.
Non prende più mezzi pubblici e non accompagna il nipotino a scuola. 
Inoltre da qualche tempo i dubbi di contaminazione lo assalgono anche dopo aver toccato le maniglie della propria abitazione poichè pensa che se qualcuno precedentemente si fosse recato in un luogo pubblico e avesse successivamente toccato la maniglia di casa, avrebbe potuto essere l' "untore", il veicolo di un possibile contagio.
Insomma, la situazione sembra davvero preoccupante.


In realtà il Disturbo Ossessivo Compulsivo è un disturbo d'ansia, e come tale, si può risolvere. 
La persona cioè può imparare a ragionare correttamente, mettendo in discussione realisticamente i propri dubbi e resistere alla 'tentazione' di mettere in atto le compulsioni.
Infatti l'ansia, che accompagna sia le ossessioni che le compulsioni e a cui la persona cerca di mettere un freno, è un'emozione che ha un picco, in cui raggiunge la massima intensità, a cui poi segue una diminuzione in maniera non lineare ma complessivamente consistente e di questo, sotto la guida di un esperto, si può fare esperienza notando che è possibile NON mettere in atto le compulsioni.
Quello che si osserva generalmente è che chi soffre di questo disturbo accusa i sintomi da diversi anni, spesi a chiedersi 'sono matto?" 'perchè non riesco a smettere?", per questo motivo può essere difficile per la persona in autonomia trovare una soluzione al problema.
Spesso i familiari diventano involontariamente "complici" del disturbo, permettendo alla persona di lavarsi le mani (o di mettere in atto altri rituali) per ore e ore, per paura che "possa succedere qualcosa di brutto" se non la si lasciasse fare.
In realtà la cosa migliore da fare è rivolgersi quanto prima ad un terapeuta esperto di disturbi d'ansia. Quanto prima ciò si verificherà, tanto più il problema avrà una rapida risoluzione.

martedì 9 giugno 2015

I 10 diritti assertivi

In altri post ho descritto l'assertivitá come la capacitá di far valere i propri diritti, le proprie posizioni nel rispetto di se stessi e degli altri.
Parlando di assertività non si possono non riportare i 10 diritti assertivi, cioė delle affermazioni che è bene tenere presente e adottare come linee guida del proprio agire.

Vediamo quali sono.

1. Ho diritto di essere trattato sempre con rispetto e dignità. Questo diritto deve essere fatto rispettare quando il nostro interlocutore offende, prevarica, o "si mette su un piedistallo" rivolgendosi a noi con un atteggiamento di superiorità.

2. Ho diritto ad esprimere un'opinione personale non necessariamente coincidente con quella altrui. Questo diritto deve essere tenuto presente da parte di quelle persone che pensano di essere giudicate negativamente se esprimono un parere distante da quello della maggioranza. In realtà all'interno di una discussione ogni posizione può essere valida o quantomeno presa in considerazione, purché espressa nei dovuti modi.

3. Ho diritto ad essere ascoltato e preso sul serio quando sto esprimendo un'opinione. Se il nostro interlocutore è distratto o palesemente si rifiuta di ascoltarci possiamo farglielo notare o anche decidere di interrompere la comunicazione per rimandarla ad un altro momento quando chi ci ascolta si dimostra maggiormente in grado di prestarci attenzione.

4. Ho diritto a chiedere ciò che mi sembra opportuno, tenendo conto che il mio interlocutore può rispondere anche NO. Non possiamo pretendere che gli altri vengano sempre incontro alle nostre esigenze. Ma possiamo chiedere ciò di cui abbiamo bisogno. Così l'altro non potrà fare finta di non sapere. Poi starà a lui decidere se venirci incontro oppure no. E a noi accettare un eventuale rifiuto e formulare un'altra richiesta.

5. Ho diritto di rifiutare richieste che mi sembrano inopportune o che non riesco/posso soddisfare. Questo diritto è molto importante per quelle persone che non riescono a mettere dei paletti nei rapporti con gli altri e si caricano di molte richieste altrui fino a compromettere la propria qualità di vita.

6. Ho diritto di provare degli stati d'animo e manifestarli in modo assertivo. Non esiste nessuna emozione che non abbia senso di essere provata. Se provo un'emozione o ho un pensiero posso manifestarlo al mio interlocutore purché non dimentichi il rispetto mio e dell'altro.

7. Ho il diritto di cambiare opinione. Non sono incoerente o "bandiera al vento" se, intervenuti nuovi elementi in una questione, cambio idea rispetto ad essa. Anzi, cambiare opinione è segno di elasticità mentale, maturità ed intelligenza.

8. Ho il diritto di non soddisfare sempre le aspettative altrui. Si può sbagliare talvolta, riflettere sul proprio comportamento e chiedere scusa, nel caso, anche involontariamente, abbiamo ferito un'altra persona.

9. Ho il diritto ad avere bisogni e desideri, importanti quanto quelli degli altri. Le persone che soffocano i propri bisogni e che non provano nemmeno ad esprimere ciò che desiderano in genere sono le più frustrate e arrabbiate. Vale la pena sempre esprimerli, tenendo conto della situazione, e del fatto che, talvolta, dovremo rimandare la loro soddisfazione.

E voi? Quale diritto faticate a far rispettare?


















giovedì 28 maggio 2015

La lettura del pensiero altrui

Spesso nel mio lavoro sento dire frasi come: "Non provo nemmeno a chiedergli quel favore. Tanto so che non me lo farebbe. Glielo leggo nel pensiero!"
Oppure: "Sono sicura che lui pensa che sono una stupida e che non gli importa niente di me!". E così via.
Nei rapporti di coppia e nelle relazioni interpersonali in genere quante volte siamo sicuri di sapere ciò che l'altro pensa? Spessissimo, diranno molti fra voi.
Ma siamo veramente sicuri di questo? Si! Diranno altrettanti. Adducendo motivazioni del tipo: sono sicura che a lui non interessa nulla di me e mi considera una stupida perchè questa mattina non mi ha neanche guardato, non mi ha nemmeno detto un "ciao"! 
Ma cosa avviene realmente spesso in situazioni come queste? Se io penso che ad un amico non importi nulla di me e mi consideri una stupida, non appena mi capitasse di vederlo come mi comporterei con lui?
Forse deciderei di non dare troppo nell'occhio e magari anche di evitarlo. Dato che credo mi consideri una stupida non mi andrebbe molto di mettermi in relazione con lui.
Però comportandomi in questo modo cosa provocherei realisticamente in lui? Probabilmente indifferenza e anche un pò di astio. Ciò mi porterebbe allora ad una conferma della mia idea di base e cioè che non gli importa nulla di me e che non ha una buona opinione nei miei confronti.
A questo punto un'altra domanda sorge spontanea.
Quanto della reazione dell'amico ho provocato io con il mio atteggiamento un pò scostante?
Forse l'amico si sarebbe comportato diversamente se mi fossi avvicinata sorridendo e l'avessi salutato con entusiasmo?
Questo per dire che talvolta credendo di sapere cosa pensano gli altri ci comportiamo proprio nel modo che suscita in loro le reazioni che non vorremmo e che non ci piacciono.
Tutto parte da lì: dalla certezza di leggere correttamente nel pensiero altrui.



venerdì 1 maggio 2015

Le 6 cose da fare... in caso di ansia.

L'ansia, ormai ne ho parlato diffusamente sul blog, è quell'emozione che si accompagna a pensieri di tipo allarmistico e catastrofico rispetto alle conseguenze di qualcosa che potrebbe accadere.
L'ansia può riguardare vari aspetti della vita, e talvolta ne compromette fortemente la qualitá.





Può colpire chiunque e a qualsiasi etá. Per questa ragione é importante sapere cosa fare....in caso di ansia.


1) Metti alla prova i tuoi pensieri. Sei proprio sicuro che la cosa che temi si possa verificare? Se ciò che temi accadesse sei certo di non poterlo proprio affrontare? Se la cosa che temi accadesse cosa potresti fare per gestirla? A chi potresti chiedere aiuto?

2) Fai una scala di difficoltá. É importante fare un elenco di situazioni, dalla più semplice alla più difficile, che l'ansia al momento ti impedisce di affrontare. Poi inizia ad affrontare la più semplice tra le situazioni elencate.

3) Evita di evitare. Una volta fatto l'elenco, datti un tempo ed inizia ad affrontare le situazioni critiche. Non rimandare. Servirebbe soltanto a peggiorare le cose.

4) Congratulati con te stesso ogni volta che riesci ad affrontare una situazione difficile. Se per molto tempo hai evitato delle situazioni a causa dell'ansia e finalmente ad un certo punto ci sei riuscito, questo è un buon motivo per essere contento di te. Ricorda che non esiste nessuno immune all'ansia (nemmeno io, che sono una psicoterapeuta esperta dell'argomento!) e che la cosa importante è imparare ad affrontarla!

5) Non parlare troppo con gli altri (amici, familiari ecc.) della tua ansia. Servirebbe solo a dare eccessiva importanza al problema e a fare il pieno di rassicurazioni non sempre richieste e non sempre efficaci.

6) Impara una tecnica di rilassamento e di respirazione. Le più efficaci sono:

- La respirazione lenta. Consiste nel respirare lentamente contando fino a tre in fase di inspirazione (fatta con il naso) e da tre a sei in fase di espirazione (fatta con la bocca). Questo tipo di repirazione va fatta controllando di espandere la pancia e non il torace e le spalle.

- Il rilassamento muscolare di Jacobson. Consiste in una serie di contrazioni e successivo rilassamento di tutti i muscoli del corpo ed è molto utile per chi avverte spiacevoli sintomi di ansia a livello fisico.

- Il training autogeno. È una sorta di autoipnosi attraverso la quale si raggiunge un rilassamto completo. Consiste nell'imparare semplici tecniche e mantenerle esercitate ogni giorno.