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sabato 18 febbraio 2017

Quando la famiglia non accetta la tua separazione: che fare?

James è disperato: i suoi genitori non accettano la fine della sua relazione con la moglie e continuano ad insistere perchè la coppia cerchi una soluzione ai propri problemi e chieda una consulenza ad uno psicologo. 

Questi interventi dei suoi genitori addolorano molto James anche perchè lui e la moglie stanno cercando (e ci stanno riuscendo) di essere solidali e collaborativi nella crescita dei loro figli e di comunicare in modo civile e non rancoroso. 

Ciononostante i genitori di James non accettano la situazione e continuano a lottare perchè la coppia rimanga unita.

come rassicurare i propri genitori
immagine da nostrofiglio.it

Se anche voi vi rispecchiate in questa situazione vi sarete forse chiesti perchè questo accada.

Una prima ragione potrebbe essere il fatto che loro non hanno capito i problemi che la coppia, magari da molto tempo, stava attraversando.
Forse voi e il vostro partner siete stati in grado di non far trapelare nulla delle vostre difficoltà e ai vostri genitori quindi la notizia della separazione (o del divorzio) è capitata come un fulmine a ciel sereno. 
In questo caso i vostri genitori potrebbero pensare che la vostra è una scelta impulsiva e che state distruggendo quella che fondamentalmente era una coppia che funzionava.

Una seconda ragione è che provano affetto per il vostro partner e pensano che con la vostra separazione finirà anche il rapporto che hanno avuto con lui. Si sono affezionati a lui e non vogliono perderlo oppure non sanno come continuare l'amicizia con lui dopo la vostra separazione.

Hanno paura di essere esclusi dalle notizie che riguardano la vostra famiglia.
Spesso capita che in una famiglia sia la moglie a tenere attiva e aperta la comunicazione tra il marito e i consuoceri. Quando c'è in atto una separazione può darsi che i genitori del marito siano preoccupati del fatto che non saranno più cercati come prima.

Una quarta ragione potrebbe risiedere nella paura di perdere i contatti con i nipoti. 
I diritti dei nonni non sono particolarmente considerati nelle decisioni da prendere durante una separazione e loro temono che in conseguenza della situazione potrebbero vedere meno gli amati nipoti.

Vedono la vostra separazione in riferimento alla loro vita matrimoniale. 
Se i vostri genitori hanno avuto una vita matrimoniale insoddisfacente ma non si sono separati potrebbero pensare che anche voi dovreste restare insieme al vostro partner. 
Se sono rimasti insieme "per amore dei figli" potrebbero credere che anche voi dovreste fare la stessa cosa e che se vi separate i loro sacrifici non sono serviti a nulla.

Ecco invece alcune soluzioni che si possono tentare per migliorare la situazione:

1) Comunicate con loro. 
Premesso che dato che siete degli adulti non dovete giustificarvi oltremodo con i vostri genitori per le vostre scelte, se volete che loro comprendano la situazione dovete spiegargliela. Cioè, senza entrare nei dettagli, dovete informarli che avete fatto una scelta ponderata e che intendete affrontare la situazione nel migliore dei modi per voi stessi e per le altre persone coinvolte.

2) Chiedete loro di starvi vicino e, in un momento di tranquillità, ribadite che avete bisogno che vi appoggino senza criticare nessuna delle due parti in causa. Chiedete loro inoltre di stare al di fuori dei ogni conflitto e di non intraprendere azioni apertamente a favore o contro nessuna delle due parti.

3) Rassicurateli sul fatto che continueranno a veder i nipoti.
Una relazione positiva tra nonni e nipoti è molto importante per entrambi. Molti studi dimostrano che i nipoti che hanno un buon rapporto con i loro nonni sono più capaci di gestire situazioni stressanti come ad esempio la separazione dei loro genitori. Rassicurate quindi i vostri genitori sul fatto che farete tutto il possibile per mantenere vivo il loro rapporto con i vostri figli.

rassicurare i propri genitori
immagine da nostrofiglio.it

4) Condividete con loro i vostri programmi per il futuro.

Come sta succedendo a voi, allo stesso modo i vostri genitori stanno per perdere il vostro compagno, che era un riferimento importante per la loro vita. Inoltre stanno anche perdendo la visione del futuro che avevano sempre avuto fino a pochi mesi prima. Potrebbero essere preoccupati per la vostra salute psicologica e per la vostra sicurezza economica. Potrebbero pensare che non siete in grado di svolgere da soli tutti i compiti che prima svolgevate in due o che svolgeva prevalentemente il vostro compagno. 
Condividete con loro le idee su come intendete organizzare la quotidianità d'ora in avanti e chiedete aiuto a loro per alcune questioni pratiche se ne sentite la necessità.

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venerdì 3 febbraio 2017

Come sopravvivere all'adolescenza dei tuoi figli: 6 consigli per i genitori

Essere genitori non è facile, soprattutto durante la prima e la seconda infanzia dei propri figli.
Questi momenti sono fisicamente molto impegnativi e la semplice vigilanza rappresenta una grande sfida. 
In queste fasi della crescita dei propri figli però i genitori sono ricompensati con abbracci, baci e affettuosità in genere. 
Inoltre normalmente in questo periodo della vita si ricevono spesso consigli incoraggianti da parte di altri genitori.

Possiamo dire però che nulla si avvicina alla difficoltà che vivono i genitori con figli adolescenti.
In questo fase della crescita baci e affettuosità scompaiono. Per di più altri genitori che ci sono passati prima di voi non dispensano benevoli consigli ma temibili avvertimenti "E' stato il momento peggiore della mia vita!", "Buona fortuna!". 

Alcuni ricercatori della Arizona State University hanno seguito circa 2200 madri con figli di tutte le età e hanno indagato circa la percezione del loro benessere, la facilità/difficoltà dell'essere genitori e la percezione dei propri figli.
I risultati hanno evidenziato che che l'adolescenza era il periodo più faticoso della vita di queste madri, in particolare quelle con figli dai 12 ai 14 anni. Alcune di loro erano veramente stressate e a rischio di depressione.

come sopravvivere ai figli adolescenti
immagine su mammaoggi.it


Ecco qui alcune strategie di sopravvivenza all'adolescenza dei vostri figli:

1) Abbiate aspettative realistiche. Molti di voi forse pensano che dovreste essere il genitore ideale, amare in modo perfetto, spendervi senza sosta e avere ed offrire soluzioni per ogni problema.

Il nostro cervello ha bisogno di dopamina per provare piacere. Noi generiamo dopamina quando crediamo di aver fatto qualcosa di giusto o di buono.

Durante l'adolescenza dei vostri figli il rischio è di rimanere a corto di dopamina poichè i vostri figli non sono più nella condizione di manifestare affetto e riconoscenza verso di voi. 
Invece, il rischio è di produrre molti ormoni dello stress. 
Bisogna adattarsi ad un ragazzo che è completamente diverso dal bambino di prima e il "lutto" per aver perso quanto prima vi gratificava così tanto può essere veramente difficile da superare.
Inoltre voi siete i primi interlocutori dei principali campi di battaglia dei vostri figli: la vita scolastica, la pressione del gruppo dei pari, la confusione, la turbolenza delle emozioni.
In aggiunta il vostro partner potrebbe eclissarsi e non riuscire a sostenere il peso della situazione e magari qualcuno di voi, in questa fase della vita della famiglia potrebbe attraversare la condizione di menopausa o affrontare la morte dei propri genitori. 

A fronte di tutte queste difficoltà è quindi importante essere estremamente gentili e compassionevoli verso voi stessi. State svolgendo un duro lavoro.

2) Prendetevi cura di voi stessi. Sembrerà un consiglio banale, ma durante l'adolescenza dei vostri figli diventa realmente una tra le cose più belle ed importanti che potete fare. 
Per diminuire gli ormoni dello stress potete passeggiare, fare delle pause, leggere. 
Dove trovate il tempo per questo? Lo dovete rubare! 

3) Chiedete aiuto. Non potete fare tutto da soli. Chiedete aiuto ad un esperto di problematiche adolescenziali, trovate dei punti di riferimento che vi supportino in questa fase delicata della vita di genitore.

4) Concentratevi sul partner e sulla vita di coppia. Cercate di passare del tempo da soli, cercate di fare lavoro di squadra, non trascurate la sessualità e, se serve, chiedete aiuto ad un consulente per la coppia. Quando l'altro parla, non interrompetelo. Non crediate di conoscere esattamente cosa passa per la testa del vostro partner. 

5) Non reprimete le emozioni negative. Piangete se ne sentite la necessità. Come sempre per uscire da una situazione difficile bisogna attraversare il tunnel. 

6) Tenete a mente che di solito le cose funzionano meglio quando mantenete un dialogo aperto con i vostri figli adolescenti. Tenete duro e alla fine tutti gli sforzi daranno i loro frutti. Quando la tempesta finirà tornerete i genitori meravigliosi di sempre. 


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venerdì 3 giugno 2016

Tuo figlio non vuole dormire nella sua cameretta? 5 consigli per risolvere la situazione

Non è infrequente nel mio lavoro imbattermi in genitori che mi dicono che il loro bambino dorme con loro nel lettone e ha paura di dormire da solo e loro vorrebbero lui imparasse a stare da solo nella sua stanza.
In questi casi si tratta di bambini in etá scolare, per cui ci si potrebbe legittimamente aspettare che siano in grado di addormentarsi da soli e di dormire tutta la notte nella propria camera. 
A volte, a monte di questa situazione, ci sono delle paure.

Ad esempio, uno dei casi di cui mi è capitato di imbattermi ultimamente è quello di Anna (ogni riferimento che possa rendere riconoscibile la bambina è stato eliminato), di 10 anni, che nonostante abbia scelto personalmente la sua cameretta e l'abbia arredata con cura insieme al papá e alla mamma, proprio non se la sente di andare da sola a dormirci e insiste nel rimanere nel lettone dei genitori, i quali, pur volendo molto bene alla bambina e apprezzando le coccole che si possono fare tutti insieme nel lettone, ritengono sia arrivato il momento di un cambiamento.
Anna mi rivela che ha molta paura delle ombre che si creano quando diventa sera e teme che durante la notte queste prendano vita e vengano a spaventarla mentre dorme. Secondo lei l'ombra proiettata dal suo pelouche preferito diventa un mostro cattivo che potrebbe mangiarla o portarsela via. Nel lettone dei genitori si sente invece protetta, certa che le ombre non le faranno niente. 

Vediamo come ho risolto questo caso. 


come aiutare i bambini a superare la paura del buio e dormire da soli



Per iniziare ho scelto di fare con la bambina dei giochi al buio. Abbiamo giocato a riconoscere gli oggetti al buio, per familiarizzare con l'oscuritá.
Poi abbiamo fatto il gioco delle ombre cinesi, al fine di auto produrre delle forme, dapprima non paurose e poi sempre più paurose, con cui prendere confidenza, per constatare la loro inoffensivitá. Durante le prime volte Anna ha provato una paura abbastanza forte ma ripetendo più e più volte il gioco la paura si è abbassata sempre di più. 
Quando Anna si è sentita più sicura ed è riuscita a superare tutte queste 'prove' siamo passati alla sfida più impegnativa: allontanarsi gradualmente dal letto dei genitori. Per fare questo abbiamo preso un letto di quelli gonfiabili da sistemare dapprima accanto al letto dei genitori e abbiamo dato ad Anna una maglietta di mamma e una di papà, da stringere a sè durante la notte.
Sera dopo sera abbiamo allontanato sempre di più il letto fino a raggiungere la cameretta. Man mano Anna ha capito di potercela fare e che la paura poteva essere superata.
Il passo finale è stato riuscire ad addormentarsi da sola familiarizzando prima anche con le ombre presenti in cameretta.

Alla fine del percorso, durato alcuni mesi, Anna è riuscita a dormire nel suo letto.

Ecco ora dei consigli per i genitori nel caso in cui i loro bambini non vogliano dormire da soli e indugino nel lettone 'oltre il tempo massimo'.

1) Cercare di comprendere se il bambino ha qualche paura e ascoltarlo senza deriderlo o sminuire la situazione.

2) Cercare di trovare dei modi per sconfiggere la fonte della paura. Ad esempio, nel caso della paura dei mostri, uno "spray anti mostri" da spruzzare ogni sera accanto al letto, potrebbe risolvere alcune tra le situazioni più antipatiche.

3) Leggere con i bambini dei testi che parlino proprio della sua paura, sottoforma di fiaba, e commentarli con lui

4) Non perdere occasione di lodare il bambino in ogni situazione in cui si dimostra coraggioso, cercando di fargli cambiare idea su se stesso, nel caso abbia imparato ad autodefinirsi 'pauroso' 

5) Dividere un grande obiettivo (dormire da sola nel proprio letto) in piccoli sottoobiettivi, promettendo una piccola ricompensa al raggiungimento di ogni traguardo


Nel caso in cui la situazione non si sblocchi è opportuno che i genitori si rivolgano ad uno psicologo esperto nel trattamento delle paure e dell'ansia in etá evolutiva.

immagine su diredonna.it

lunedì 16 maggio 2016

Crisi di ansia nei bambini: 5 consigli per i genitori

Le crisi di ansia nei bambini sono momenti difficili da gestire per i genitori.
I bambini che temono qualcosa possono mettere in atto comportamenti e avere reazioni emotive che inducono nei genitori forte apprensione e spesso una difficoltà nel sapere come comportarsi.
Questo post nasce quindi con l'intento di fornire ai genitori alcuni suggerimenti utili su come reagire alle crisi di ansia dei propri figli.

consigli per genitori di bambini ansiosi



1) Ricordarsi che l'ansia è un'emozione non nociva in sè. Questo significa che un bambino, anche se fortemente ansioso o impaurito non potrà in nessun modo avere gravi conseguenze per il fatto di sperimentare ansia. Non sverrà, non avrà un attacco di cuore. Non gli succederà nulla di grave da un punto di vista fisico.

2) Non mostrarsi preoccupati di fronte al bambino. Se il bambino avverte che il genitore è preoccupato si dirà "allora c'è veramente qualcosa di cui preoccuparsi, allora vuol dire che sto veramente male!". Quindi è importante mantenere la calma e spiegare al bambino che quel momento passerà, proprio come è venuto se ne andrà.

3) Invitare il bambino a respirare lentamente e poco profondamente. Il bambino può contare fino a tre  (uno-due-tre) nella fase di inspirazione, trattenere il fiato per due secondi e poi contare fino a sei (quattro-cinque-sei) nella fase di espirazione. Questo modo di respirare (detto anche "respirazione lenta") serve per riportare sotto controllo alcuni sintomi dell'ansia, tachicardia in primis.

4) Non allontanare il bambino dalla situazione fonte di ansia ma aspettare sul luogo che l'emotività si abbassi. Questo serve per non incorrere in problemi di evitamento, per impedire cioè che il bambino si rifiuti successivamente di stare nella situazione in cui l'ansia si è presentata.

5) Adottare la politica dei piccoli passi. Se il bambino è molto spaventato e ha forti crisi di ansia in una certa situazione, esporre il bambino gradualmente a quella situazione, dividere il traguardo finale in sotto obiettivi e premiare il bambino ogni volta che ne raggiunge uno.

Buon "lavoro" a tutti i genitori di bimbi ansiosi! 


Foto da www.studiopsicologia.napoli.it

sabato 31 ottobre 2015

Dalla parte dei figli



Proprio oggi su un settimanale ho letto un'intervista al papà di Valentino Rossi.
Premetto che non ho guardato la gara che ha visto in azione i due motociclisti, Valentino e Marquez, nè lo spezzone che mostra la caduta di quest'ultimo. Però commenti e articoli su stampa a social network riportano chiaramente come Valentino abbia reagito malamente a provocazioni ripetute da parte dell'avversario.
Ora, quello che mi ha colpito è ciò che afferma il papà di Valentino. 
La prima riga della sua intervista chiosa "Da padre, ovviamente, sono tutto dalla parte di Valentino". Mi ha colpito il fatto che un genitore, ovviamente, cioè sempre e comunque debba essere dalla parte del figlio, anche quando questi sbaglia. E passa, nell'intervista, a spiegare come la gara fosse mal organizzata, come il figlio avesse fatto di tutto per prevenire l'incidente e come, infine, "per sbaglio" fosse venuto in contatto con l'avversario e questo fosse caduto. 
Tutto ciò fa sembrare come se il genitore non possa dissentire dal punto di vista e dalle azioni del figlio, come se non abbia un suo senso critico. In poche parole è la rinuncia ad esercitare un ruolo, che dal mio punto di vista è distintivo e qualificante in senso positivo di un genitore, soprattutto di un padre: la coscienza morale. 

Valentino Rossi e Marc Marquez - GPOne.com

In molti casi si assiste a genitori che difendono i figli oltre ad ogni ragionevolezza. Figli che commettono reati, che sono prevaricanti sugli altri. Ma la "colpa" è delle circostanze, o, per l'appunto, dell'altro stesso. Forse invece in alcuni casi bisognerebbe riuscire a dire: "Capisco tu sia stato provocato ingiustamente e mi dispiace. Ma non dovevi reagire così ed ora è giusto che paghi le conseguenze del tuo gesto. Io ti starò vicino ma non condivido ciò che hai fatto". Non sarebbe forse questo un comportamento migliore?

martedì 7 agosto 2012

Il lavoro con i genitori di Sara


Sara (tutti gli elementi che possono rendere riconoscibili le persone in oggetto sono stati modificati) è una bambina di sette anni, che sta affrontando un periodo difficile della sua vita: la separazione dei suoi genitori.
La sua mamma è preoccupata, perchè da un pò di tempo, da quando i litigi tra papà e mamma si sono fatti più intensi, Sara ha inziato a manifestare tanta rabbia.
Se ne sono accorte le maestre a scuola, perchè risponde male ai compagni, alle maestre stesse, e una volta ha anche picchiato un altro bambino. E questo è strano, perchè normalmente Sara è una bambina tranquilla.
Addirittura è successo che a volte picchiasse anche la mamma. E questo davvero non era mai successo.
Inoltre sono comparse anche alcune paure, che prima non c'erano.
Ad esempio Sara alla sera non vuole più andare a dormire da sola nella sua camera e pretende che la mamma o il papà (che al momento vivono ancora insieme, ma non si sa ancora per quanto) stiano con lei fino a quando non si addormenta.
Non vuole più nemmeno andare a giocare a casa della sua migliore amica, Veronica.
Se è Veronica a venire a casa di Sara va bene, ma non va bene il contrario.

Cosa sta succedendo a Sara?
Perchè ha questi comportamenti di fronte a ciò che sta capitando alla sua famiglia?
Come possono i suoi genitori rendere questo momento il meno brutto possibile?

Cerchiamo di capire innanzitutto cosa sta succedendo a Sara.
Sara prova innanzitutto paura, perchè non sa cosa ne sarà di lei quando i suoi genitori si separeranno. Non sa se avrà più le stesse abitudini, se potrà frequentare gli stessi amici, se potrà fare le cose che da sempre le piacciono.

Prova probabilmente anche molta rabbia, perchè si sente frustrata ed impotente rispetto a ciò che le sta accadendo intorno.
Se avesse potuto scegliere non avrebbe mai voluto che i suoi genitori si separassero.

Ma cosa possono fare proprio i suoi genitori per rendere questo momento a Sara il meno traumatico possibile?
Innanzitutto è importante che non litighino davanti a lei. Le emozioni suddette, insieme anche ad altre, di segno negativo, si amplificano nei bambini che assistono a discussioni accese tra i propri genitori.
Sarebbe giusto che, per le questioni che riguardano la bambina, i suoi genitori riuscissero ad interagire nella maniera migliore possibile.
Inoltre è importante che entrambi si sforzino, anche se non si amano più, di non denigrarsi vicendevolmente davanti a Sara. Per lei è importante sapere di avere una mamma e un papà in gamba, anche se tra loro la stima reciproca si è esaurita.
La situazione migliore sarebbe quella di un genitore che con la propria figlia cerca di parlare in toni positivi dell'altro genitore.
E' infine importante che a Sara vengano per tempo illustrati i cambiamente eventuali a cui la sua vita andrà incontro ma anche le situazioni che rimarranno invariate.

I genitori di Sara, dopo aver adottato i comportamenti suggeriti, hanno chiesto cos'altro potevano fare per rendere il momento della separazione il meno traumatico possibile per la loro bambina.
Una cosa che è importante in assoluto fare è curare l'aspetto della comunicazione in senso lato.
Quindi, al di là dei suggerimenti già pubblicati è importante che un bambino che affronta un momento come questo si senta compreso sia su un piano verbale che non verbale.

Su un piano verbale, come già anticipato nel post precedente, i genitori che intendono separarsi dovranno mettere al corrente (utilizzando le parole adeguate all'età del proprio figlio) i bambini di ciò che avverrà per tempo e non mettendoli di fronte al fatto compiuto. Molti genitori pensano che sia meglio non parlare con i figli prima di separarsi nel timore che ciò li possa allarmare, preoccupare, traumatizzare. Dimenticano però che i bambini hanno antenne sensibilissime verso l'"aria" che si respira in casa e tendono, se non viene loro spiegato nulla, ad ingigantire oltremodo le loro paure, magari pensando di essere la causa della separazione dei genitori.

Inoltre dovranno aiutare i bambini ad esprimere ed accettare le proprie emozioni, anche quelle "negative", di rabbia o di paura, o magari anche di vergogna e senso di colpa, dicendo ad esempio "mi sembri molto arrabbiato/impaurito/ecc., ti va se ne parliamo un pò?" A volte i bambini faticano ad esprimere questo tipo di emozioni, anche per timore di offendere o far arrabbiare l'adulto. E' invece importante che ciò avvenga. A tal fine si può predisporre una sorta di gioco dove genitori, in fase di separazione, e figli, si siedono allo stesso tavolo e raccontano ognuno qualche emozione spiacevole che hanno sperimentato negli ultimi giorni. Alla fine del gioco si può decidere di premiarsi e di consolarsi con una passeggiata, o con un momento speciale da passare insieme al bambino.

A livello non verbale (che è quell'aspetto della comunicazione che si mette in atto con le espressioni del viso e con i gesti del corpo) è importante comunicare vicinanza e rassicurazione con abbracci, tenendo il bambino per mano, usando in maniera appropriata lo sguardo e le espressioni del viso. Se un bambino vede sul volto del genitore un espressione rabbuiata è probabile che si senta impaurito, confuso o arrabbiato lui stesso, anche senza che il genitore abbia detto o fatto nulla.

Un ultimo aspetto che è importante curare, soprattutto dopo la separazione, è il mantenimento di alcune routine. Ad esempio è importante che il bambino conservi all'incirca gli stessi orari per il gioco, per il riposo, per i pasti, sia a casa della mamma che in quella del papà (nel caso in cui sia il bambino a doversi spostare), che possa portare con sè i suoi giochi preferiti.
Se i genitori di Sara riusciranno a mettere in atto questi suggerimenti aiuteranno la bimba a superare questo momento nel migliore dei modi possibili.

* Buona parte del lavoro con i genitori di Sara è stato effettuato prendendo spunto dal libro di Pellai A. e Tamborini B. "Vi lasciate o mi lasciate?" Erickson 

giovedì 26 luglio 2012

I genitori di Sara si separano

Sara (tutti gli elementi che possono rendere riconoscibili le persone in oggetto sono stati modificati) è una bambina di sette anni, che sta affrontando un periodo difficile della sua vita: la separazione dei suoi genitori.
La sua mamma è preoccupata, perchè da un pò di tempo, da quando i litigi tra papà e mamma si sono fatti più intensi, Sara ha inziato a manifestare tanta rabbia.
Se ne sono accorte le maestre a scuola, perchè risponde male ai compagni, alle maestre stesse, e una volta ha anche picchiato un altro bambino. E questo è strano, perchè normalmente Sara è una bambina tranquilla.
Addirittura è successo che a volte picchiasse anche la mamma. E questo davvero non era mai successo.
Inoltre sono comparse anche alcune paure, che prima non c'erano.
Ad esempio Sara alla sera non vuole più andare a dormire da sola nella sua camera e pretende che la mamma o il papà (che al momento vivono ancora insieme, ma non si sa ancora per quanto) stiano con lei fino a quando non si addormenta.
Non vuole più nemmeno andare a giocare a casa della sua migliore amica, Veronica.
Se è Veronica a venire a casa di Sara va bene, ma non va bene il contrario.
Cosa sta succedendo a Sara?
Perchè ha questi comportamenti di fronte a ciò che sta capitando alla sua famiglia?
Come possono i suoi genitori rendere questo momento il meno brutto possibilie?