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giovedì 10 agosto 2017

Bambini e paura della morte: che fare?

Anna (ogni riferimento che possa rendere la persona riconoscibile è stato eliminato) è una bambina di 9 anni che da un pò di tempo presenta dei sintomi che stanno facendo molto preoccupare i suoi genitori.

Da un paio di mesi infatti, verso sera, ha dei picchi di ansia molto intensi, che si potrebbero definire veri e propri attacchi di panico: fatica a respirare, ha la sensazione che le manchi l'aria, le gira la testa. 
In quei momenti, se si trova fuori casa, chiede con insistenza di essere riportata a casa e vuole assolutamente la presenza di almeno uno dei suoi genitori.

La mamma e il papà di Anna hanno più volte chiesto alla bambina cosa avesse, cosa si sentisse in quei momenti, ma la bambina si era sempre rifiutata di rispondere.
La mamma di Anna, assolutamente in buona fede, cercando di capire o di aiutare aveva a volte detto alla bambina: "Ma insomma Anna, cos'hai? Alla tua età i bambini dovrebbero solo giocare e divertirsi, perchè stai così?". Ma anche in questo caso non aveva ottenuto risposta.

I genitori mi riferiscono che da poco Anna ha perso uno zio al quale era legata, morto in maniera improvvisa. A loro sembra però che la morte dello zio non sia collegata al malessere della bambina, anche se lei si rifiuta di andare al cimitero sulla sua tomba.

I genitori di Anna si rivolgono quindi a me per capire cos'ha la loro bambina e per aiutarla a superare questo momento difficile.



Quando incontro Anna la prima volta mi trovo di fronte ad una bambina apparentemente piuttosto chiusa ma allo stesso tempo curiosa di cosa io potessi dirle e delle attività che le avrei potuto proporre.



paura della morte nei bambini
immagine su tuttomamma.it



Inizio spiegando ad Anna che i suoi genitori sono dispiaciuti perchè vedono che sta soffrendo e che vorrebbero fare qualcosa per farla stare meglio. Spiego anche che il mio ruolo è aiutare loro a capire ma soprattutto lei a superare questo momento difficile.

Le chiedo quindi di spiegarmi come si sente quando alla sera le capita di stare poco bene.
Lei mi descrive puntualmente i sintomi, che riconduco alla presenza di una forte ansia.
Però nemmeno a me Anna vuole dire cosa pensa, cosa la fa stare male.

Allora propongo un indovinello, ipotizzando che il suo malessere sia legato alla morte dello zio.
Le faccio varie ipotesi chiedendo di dirmi, come in un gioco, "acqua", "fuochino", "fuoco" quando mi fossi avvicinata all'ipotesi giusta e lei accetta.
In pochi minuti arriviamo all'ipotesi giusta: Anna ha paura che la morte venga e se la porti via improvvisamente, così come è accaduto allo zio.

Nel momento in cui "indovino" la corretta causa della paura, Anna scoppia in un pianto liberatorio e mi confida che non ne aveva mai parlato con i suoi genitori per paura di essere rimproverata per aver avuto verti pensieri.

Da qui la strada per noi è in discesa.

Spiego ad Anna che la sua reazione è normale, in risposta alla perdita improvvisa di una persona cara.

Inoltre, poichè Anna temeva che i segnali della paura (mancanza d'aria, capogiri) fossero il segnale di una morte imminente, spiego che quelli altro non erano che sintomi di ansia o di paura e che quindi non erano per niente pericolosi.

Le insegno anche una tecnica di rilassamento per ricondurre alla normalità questi segnali del corpo.

Infine le spiego che è piuttosto improbabile che un bambino muoia improvvisamente, senza motivo e che invece una persona adulta o anziana può avere delle malattie che magari non sono scoperte se non quando è troppo tardi, ma che comunque ci sono e che portano il corpo, pian piano ad ammalarsi.
Le spiego anche che questa non è la situazione più frequente e che di solito le malattie vengono riconosciute per tempo e che i medici cercano di fare tutto il possibile per curare le persone, una buona parte delle volte riuscendoci. 

Dopo qualche seduta Anna è più serena, non ha più gli attacchi di panico serali e ha persino accettato di andare al cimitero a fare visita allo zio.
Ho suggerito ai genitori di parlare con la bambina dello zio e delle emozioni che la sua morte aveva suscitato e potrebbe nuovamente suscitare ogni volta che la bambina desideri farlo, accettando e non bloccando ogni manifestazione delle stesse, senza giudizi o censure.

Se avete trovato interessante questa storia condividetela con chi pensate sia alle prese con un momento di lutto che investa anche dei bambini, potrebbe essere loro d'aiuto.


mercoledì 5 luglio 2017

Il tuo bambino ha paura dell'acqua? Scopri come puoi aiutarlo

Mi capita alcune volte che qualche mamma mi racconti della difficoltà che il suo bambino ha nel familiarizzare con l'acqua. 
Che sia acqua della piscina o del mare, il bambino ha una gran paura. 

In particolare recentemente ho incontrato nel mio studio una signora che mi spiegava che, per aiutare la sua bambina di 4 anni a superare la paura dell'acqua, l'aveva iscritta ad un corso di nuoto.

Ma anche lì, niente da fare. La bambina piangeva per tutto il tempo della lezione, l'istruttore le aveva provate tutte ma poi sembrava essersi un pò rassegnato a convivere con questa allieva alquanto riluttante. 

Alla mamma però dispiaceva vederla così e alla fine l'aveva ritirata dal corso, non senza sgridarla e ripeterle: "Vedi che tutti gli altri bambini entrano in piscina senza fare storie? Solo tu ti agiti e piangi come una sciocchina!"

Ma il problema permane e, in prossimità delle vacanze estive questa mamma si chiede: come posso aiutare la mia bambina a superare la paura dell'acqua?

Innanzitutto il primo consiglio che mi sono sentita di dare a questa mamma è di ridimensionare le aspettative e darsi (oltre che dare alla bambina) del tempo. Forzare le tappe, spingere oltremodo e troppo velocemente la bambina verso l'acqua, far passare l'idea che ci si aspetta da lei che impari a stare in acqua in quattro e quattr'otto non migliorerà le cose.

Il secondo consiglio quindi, immediatamente discendente dal primo è creare un clima di serenità e di assenza di qualsivoglia aspettativa nei confronti della bambina.

Il terzo consiglio è di prevedere un percorso di avvicinamento per tappe all'acqua. 

La prima di queste potrebbe essere l'osservazione di un'altra bambina, della stessa età o di poco più grande che si diverte nuotando o giocando in mare.
Questa osservazione deve essere condotta non facendo paragoni (es. "vedi lei che brava che non fa storie mentre tu invece...") ma semplicemente facendo notare quanto appunto l'altra bambina si stia divertendo.

immagine da blogmamma.it

La seconda potrebbe essere fare un gioco divertente per la bambina in riva al mare. Si potrebbe giocare a palla (che potrebbe finire nel mare e quindi potrebbe essere necessario andare a recuperarla) o magari con l'innaffiatoio giocattolo prendere un pò di acqua e iniziare ad annaffiarsi i piedi a vicenda.

La terza potrebbe essere costruire dei castelli di sabbia chiedendo alla bambina di andare a prendere con il secchiello l'acqua necessaria in mare.

La quarta potrebbe essere riempire una piscinetta di quelle che si usano per i bambini più piccoli e permetterle di entrare e sguazzare un pò in quei pochi centimetri di acqua importanti per farle "prendere confidenza" con l'acqua.

La quinta potrebbe essere immergere le mani nell'acqua del mare e giocare a rincorrersi per bagnarsi a vicenza.


immagine da bebeblog.it



Poi si potrebbe giocare con le pistole ad acqua riempite con acqua di mare, notando la sensazione di frescura e di benessere che l'acqua fresca porta al corpo in una giornata molto calda nonchè il divertimento stesso che il gioco comporta. 

Quando la bambina si sente pronta si può proporre di entrare in mare, la prima volta solo fino alle caviglie, per poi aumentare gradualmente la parte del corpo raggiunta dall'acqua.
Le prime "immersioni" vanno fatte ovviamente in un contesto di mare tranquillo, che degrada dolcemente, senza onde. 
Ogni successo della bambina (ogni step in più compiuto) può essere premiato con una piccola sorpresina, precedentemente concordata.

immagine da nostrofiglio.it


E' poi utile ricordare che non va assolutamente rivelata ad altri (parenti, amici, vicini di ombrellone) la paura della bambina perchè questi, in buona fede, potrebbero riproporre l'argomento in modi scorretti, magari anche davanti alla bambina stessa, rinforzando in questo modo la paura.

Proprio in questi giorni la famiglia di questa bambina si trova al mare e da una mail della mamma ho appreso che gli esercizi, sebbene siano ancora in fase iniziale, stanno andando per il verso giusto.

Sono sicura che se i genitori continueranno su questa linea ben presto la paura dell'acqua sarà solo un brutto ricordo!

Se questo post vi è piaciuto condividetelo con quei genitori che hanno bambini con paura dell'acqua!



venerdì 3 giugno 2016

Tuo figlio non vuole dormire nella sua cameretta? 5 consigli per risolvere la situazione

Non è infrequente nel mio lavoro imbattermi in genitori che mi dicono che il loro bambino dorme con loro nel lettone e ha paura di dormire da solo e loro vorrebbero lui imparasse a stare da solo nella sua stanza.
In questi casi si tratta di bambini in etá scolare, per cui ci si potrebbe legittimamente aspettare che siano in grado di addormentarsi da soli e di dormire tutta la notte nella propria camera. 
A volte, a monte di questa situazione, ci sono delle paure.

Ad esempio, uno dei casi di cui mi è capitato di imbattermi ultimamente è quello di Anna (ogni riferimento che possa rendere riconoscibile la bambina è stato eliminato), di 10 anni, che nonostante abbia scelto personalmente la sua cameretta e l'abbia arredata con cura insieme al papá e alla mamma, proprio non se la sente di andare da sola a dormirci e insiste nel rimanere nel lettone dei genitori, i quali, pur volendo molto bene alla bambina e apprezzando le coccole che si possono fare tutti insieme nel lettone, ritengono sia arrivato il momento di un cambiamento.
Anna mi rivela che ha molta paura delle ombre che si creano quando diventa sera e teme che durante la notte queste prendano vita e vengano a spaventarla mentre dorme. Secondo lei l'ombra proiettata dal suo pelouche preferito diventa un mostro cattivo che potrebbe mangiarla o portarsela via. Nel lettone dei genitori si sente invece protetta, certa che le ombre non le faranno niente. 

Vediamo come ho risolto questo caso. 


come aiutare i bambini a superare la paura del buio e dormire da soli



Per iniziare ho scelto di fare con la bambina dei giochi al buio. Abbiamo giocato a riconoscere gli oggetti al buio, per familiarizzare con l'oscuritá.
Poi abbiamo fatto il gioco delle ombre cinesi, al fine di auto produrre delle forme, dapprima non paurose e poi sempre più paurose, con cui prendere confidenza, per constatare la loro inoffensivitá. Durante le prime volte Anna ha provato una paura abbastanza forte ma ripetendo più e più volte il gioco la paura si è abbassata sempre di più. 
Quando Anna si è sentita più sicura ed è riuscita a superare tutte queste 'prove' siamo passati alla sfida più impegnativa: allontanarsi gradualmente dal letto dei genitori. Per fare questo abbiamo preso un letto di quelli gonfiabili da sistemare dapprima accanto al letto dei genitori e abbiamo dato ad Anna una maglietta di mamma e una di papà, da stringere a sè durante la notte.
Sera dopo sera abbiamo allontanato sempre di più il letto fino a raggiungere la cameretta. Man mano Anna ha capito di potercela fare e che la paura poteva essere superata.
Il passo finale è stato riuscire ad addormentarsi da sola familiarizzando prima anche con le ombre presenti in cameretta.

Alla fine del percorso, durato alcuni mesi, Anna è riuscita a dormire nel suo letto.

Ecco ora dei consigli per i genitori nel caso in cui i loro bambini non vogliano dormire da soli e indugino nel lettone 'oltre il tempo massimo'.

1) Cercare di comprendere se il bambino ha qualche paura e ascoltarlo senza deriderlo o sminuire la situazione.

2) Cercare di trovare dei modi per sconfiggere la fonte della paura. Ad esempio, nel caso della paura dei mostri, uno "spray anti mostri" da spruzzare ogni sera accanto al letto, potrebbe risolvere alcune tra le situazioni più antipatiche.

3) Leggere con i bambini dei testi che parlino proprio della sua paura, sottoforma di fiaba, e commentarli con lui

4) Non perdere occasione di lodare il bambino in ogni situazione in cui si dimostra coraggioso, cercando di fargli cambiare idea su se stesso, nel caso abbia imparato ad autodefinirsi 'pauroso' 

5) Dividere un grande obiettivo (dormire da sola nel proprio letto) in piccoli sottoobiettivi, promettendo una piccola ricompensa al raggiungimento di ogni traguardo


Nel caso in cui la situazione non si sblocchi è opportuno che i genitori si rivolgano ad uno psicologo esperto nel trattamento delle paure e dell'ansia in etá evolutiva.

immagine su diredonna.it